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Forum ~ Mostre Fotografiche ~ Francesca Woodman

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Sab Nov 28, 2009 10:19 am

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dal 25 settembre 2009 al 10 gennaio 2010
Francesca Woodman
a cura di Marco Pierini e Isabel Tejeda
SMS Contemporanea - Santa Maria della Scala - Palazzo Squarcialupi
Piazza del Duomo, 1 - 53100 Siena
Ingresso: intero € 6; ridotto € 4,50/3,50
Orario: tutti i giorni ore 10.30-18.30
Catalogo Silvana Editoriale
Info: tel. +39 0577220721; fax +39 0577224829; contemporanea@santamariadellascala.com; www.santamariadellascala.com





Francesca Woodman (Denver, 1958 - New York, 1981) era una fotografa statunitense, nata da una coppia di artisti. Fra il 1977 a 1978 visse a Roma per frequentare i corsi europei della Rhode Island School of Design. Qui studiò, lavorò e conobbe diversi artisti.

Presso il Centro di arte contemporanea di Santa Maria della Scala sono ora esposte 114 fotografie, quasi tutti autoscatti in bianco e nero, in gran parte di piccole dimensioni. In mostra vi sono anche alcuni video. Le sale, più che allestite, sono stipate e non danno abbastanza spazio alla domanda di vuoto e di tempo.

L’opera di Francesca Woodman sfugge a ogni categorizzazione dal fiato corto. È un respiro di magia, illusione, incanto, più qualcosa d’altro d’inesprimibile e dilatato, su cui s’inciampa. Una ricerca di grande coerenza strutturale, un’ostinazione adolescenziale ed energetica verso il mezzo fotografico, contro cui Woodman riversa tutta se stessa per otto anni. Un dis-orientamento preciso, che non si sperpera mai, grazie a un indirizzo perfetto: il suo punto di vista.
Da una parte il buco di un occhio che chiama. Dall’altra parte la fotografa che risponde sempre, disponibile e impegnata nei suoi esercizi di apparizione e sparizione dentro e fuori lo spazio reale. Tra i due poli dialettici cade l’immagine, la prova di esistenza/resistenza, fissata sopra un cartoncino nero e circoscritta da rare intrusioni didascaliche, che sviano la visione verso ciò che volontariamente viene escluso dal bordo.

Complice della scomparsa e consapevole dell’autoinganno, Francesca Woodman si insegue tutta la vita, in uno spazio che è altrove. Controlla il suo sguardo come un’anoressica del visibile. Mangia tutto con gli occhi (se stessa, le cose, gli ambienti) e lo rigetta fuori attraverso l’immagine fotografica, dopo un soggettivo restauro di senso, mentre racconta di disordinate geometrie interiori.
“La mia è una vita d’acrobata tra la morte e la poesia, sospesa, trattenuta da un filo”, scriveva Mireille Havet, poetessa francese. Già a tredici anni Francesca Woodman si sposa al mezzo fotografico aggrappata a un filo, che nel suo primo autoscatto compare davanti a tutto.
La fotografia colleziona prove di vita e pezzi di corpo, ma sovente si priva del volto dell’artista. Prove su prove, speranze e paure vicine alle cose semplici. Sfasature (tra reale e percepito) trasferite, grazie alla decisione di uno scatto, su conferme cartacee, rese indipendenti dal soggetto. Indivisibili (lei, il soggetto, e il mezzo) vagano e cercano riferimenti intorno alla luce.

Insieme cercano di staccare l’ombra da terra, o staccano il corpo da terra per lasciare un’ombra scura sotto ai piedi, meno precaria delle altre. Si aggrappano alla porta, sopra il vuoto di un passaggio chiuso o inseguono un’anima solida accanto alla breve e confortante immobilità degli oggetti. Giocano a nascondino tra l’inganno e il riconoscimento di uno specchio, o in altri luoghi di reciproca inconsistenza.

fonte : http://www.exibart.com/notizia.asp/idnotizia/29237

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fotografia artistica

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