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Forum ~ Libri ~ Roland Barthes - La Camera Chiara, Nota sulla Fotografia

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corrado.iorfida

Nuovo Utente
Inviato:
Mer Mar 07, 2012 11:00 am

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Vi presento una buona lettura sulla fotografia.


La Camera chiara, in opposizione alla camera oscura dove si sviluppano le foto, è un rischiaramento, una filosofia, secondo Roland Barthes.

Barthes restò sbalordito da una foto del 1852 raffigurante l'ultimo fratello di Napoleone. Egli si disse allora: « Questi occhi hanno visto l’Imperatore ! ».

In seguito la cultura l’allontana un po' alla volta da questo stupore. Vuole tuttavia sapere che cos'è la fotografia « in sé », se essa dispone d’un suo « proprio ». In ogni caso essa riproduce all'infinito, meccanicamente, ciò che ha avuto luogo una sola volta. Essa non può essere trasformata filosoficamente. Percepire ciò che essa significa non è impossibile se si fa appello alla riflessione.
Le foto che interessano Roland Barthes sono quelle davanti alle quali egli prova piacere o emozione. Non tiene conto delle regole di composizione d’un paesaggio. Davanti a certe foto, si pone come un selvaggio, senza cultura. A partire dalle foto che ama, egli prova a formulare una filosofia. Non essendo fotografo, egli non ha a disposizione che due esperienze: quelle del soggetto visto e quelle del soggetto che vede.
Ciò che egli ama, è il rumore meccanico del dito del fotografo sulla macchina e non l’occhio che lo terrorizza. In rapporto al suo personaggio raffigurato, l’immagine restituita è immobile, dunque pesante, mentre quello si vorrebbe leggero; davanti all’obiettivo, egli è di volta in volta :

- « colui che si crede,colui che vorrebbe che lo si creda, colui che il fotografo lo crede, colui del quale si seve per mostrare la propria arte ».

E' per questo che egli ha una sensazione di inautenticità. Egli diventa oggetto. Egli prende dunque le foto che ama come oggetto d'analisi e dice che esse l’animano e che lui le anima. E' l’attrazione che le fa esistere alla sua vista. Sono i loro sentimenti. Egli ama le dualità, i personaggi dissimili, le scene eteroclite...
Enuclea due élementi che suscitano la sua ammirazione della foto :

- lo studium (il gusto per qualcuno o qualcosa)

- il punctum (la "piqûre", lett. la "puntura", un dettaglio straziante)

Esempio : una famiglia di neri americani pag. 75 :

- Il buon soggetto culturale costituisce lo studium.

- Uno dei personaggi, braccia conserte, porta una larga cintura. Questo dettaglio affascina Barthes e cosituisce il suo punto. Grazie ad esso, si crea un campo cieco (una sorta di fuori-campo sottile), che conferisce a questo ritratto una vita esteriore.

Si tratta di una co-presenza. Senza questi due elementi la foto gli è insignificante.
« Una foto è sorprendente quando non si sa perché è stata scattata. Una foto è sovversiva quando suggerisce un pensiero e non uno spavento». La foto lo tocca se gli toglie il suo sproloquio ordinario : tecnica, realtà, reportage, arte...
Fino a qui, Roland Barthes ha appreso come funziona il suo desiderio ma non ha ancora scoperto la « natura » della fotografia. Essa ha anche un rapporto con la morte : la foto rende immobile ogni soggetto. Barthes scopre una foto della madre (dopo la sua morte) e si rende conto che l’amore e la morte intervengono nella sua scelta di foto unica, irrimpiazzabile. Nella fotografia, c'è realtà e passato. Vi si confondono verità e realtà. Ecco dunque per Barthes il "proprio" della fotografia: ciò che è stato fotografato « è esistito » !
Egli non ama il colore nella fotografia perché ha l'impressione che si interponga tra il soggetto e lui. Parla dei raggi che emanano dal soggetto fotografato come se fossero ancora vivi.
La fotografia stupisce Roland Barthes come se essa avesee il potere di far rivivere ciò che è stato. Essa non inventa (come può farlo ogni altro linguaggio), « essa è l’autetenticazione stessa » (pag. 135). « Ciò che si vede su carta è tanto sicuro come ciò che si tocca » (pag. 136), ma la fotografia non sa dire ciò che dà a vedere (pag. 156). La fotografia è violenta (pag. 143) perché riempie di forza la vista. Essa è deperibile (come la carta).
Secondo Barthes, il noema (oggetto intenzionale del pensiero, per la fenomenologia) della fotografia è semplice : « ciò è stato » (pag. 176).

La follia nasce nella fotografia se si va in estasi davanti a lei.

Saggia o folle, sono le due vie che Roland Barthes si dà come scelta.

preso da http://www.identitafotografica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=8:la-camera-chiara-nota-sulla-fotografia&catid=14:i-libri-cosigliati-dallassociazione&Itemid=16
photoflavio

Moderatore
Inviato:
Gio Mar 08, 2012 11:13 pm

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La lettura è sicuramente ottima, è considerata tra le più illuminanti sulla fotografia (in particolare se si pensa al fatto che l'autore non era ne fotografo, ne appassionato di fotografia, bensì un critico letterario e saggista).

L'ho letto anni fa... è un testo difficile, spesso si è costretti a rileggere alcuni passaggi per non perdersi qualcosa; consiglierei di affrontare la lettura con un buon livello di concentrazione, non mi sembra il classico libro da leggere la sera a letto per prendere sonno.

Grazie per il contributo Smile
Flavio

_________________
martolina

Utente Assiduo
Inviato:
Lun Ott 22, 2012 12:23 am

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U.U devo studiarlo per un esame Confused Confused Confused
lodovico

Ospite
Inviato:
Lun Ott 22, 2012 2:59 pm

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Ottima proposta Corrado, un classico che risulta illuminante.
Mi permetto di affiancargli questo:
"Sulla fotografia. Realtà e immagine nella nostra società" della compianta Susan Sontag.

Un saluto




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