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Forum ~ TEMI FOTOGRAFICI ~ TEMA: Rapporti tra il titolo e l'immagine

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Nelson Wilbury

Utente Assiduo
Inviato:
Lun Mag 26, 2008 7:01 pm

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gandalf ha scritto:

[...]Un mio caro amico è stato sospeso per una settimana (ed ha quindi mollato per sempre) da un Forum fotografico molto famoso. Aveva "osato" dire che una foto era offensiva per la religione islamica. La foto rappresentava un signore (a metà figura con la testa tagliata e mossa) e ,in primo piano, una montagnola di ciabatte buttate alla rinfusa: Il titolo era "Moschea". Inutile dire che condivido in pieno l'opinione del mio amico!!!
Fare l'equazione Moschea= ciabatte in disordine è offensivo per l'Islam.
Se io postassi una foto col titolo "Cristianesimo" che rappresenta i "flagellantes" siciliani che il venerdì santo si fustigano a sangue farei l'equazione Cristianesimo= masochismo/autolesionismo.
Il discorso, così semplificato, diventa sminuente ed offensivo! A parte la mancanza di libertà e di democrazia di quel Forum, dove non è lecito esprimere il proprio pensiero ciò che salta all'occhio è come religione e sesso sono SEMPRE fonte di discussioni accese e che cadono spesso nella più dura intolleranza!
Personalmente credo che siano argomenti molto grandi che non si possono affrontare in due parole (parole,tra l'altro, che spesso mostrano livori ed odi atavici) e che sono stati e -temo- saranno la fonte di guerre,distruzioni e dolore!!! Impariamo a rispettare un po' di più chi la pensa in modo differente. Nessuno deve pensare di essere il portatore esclusivo di Verità!


Prendo spunto da questo interessante intervento di Gandalf sul thread dell'anno Laughing riportandolo a parte in questa nuova discussione, perché a mio avviso tocca un punto fondamentale della fotografia: la relazione tra il titolo e l'immagine.

Personalmente mi sono sempre preso la più assoluta libertà nell'intitolare le mie immagini; questo un po' perché a volte non ne avevo nessuna intenzione ma essendo stato costretto dalle circostanze ne adottavo uno spudoratamente a casaccio per protesta, altre perché intitolavo le immagini semplicemente con il nome proprio della persona a cui erano dedicate, altre ancora perché addirittura mi veniva in mente un titolo ancor prima di scattare la foto, che di conseguenza poteva essere funzionale ad esso.

Questa volta ho letto l'intervento di Gandalf, che non fa una piega, ma allora non ho potuto fare a meno di pormi la domanda a monte: chi ha detto che l'equazione Moschea= ciabatte in disordine sia l'unica possibile?
Chi ha detto che sia indispensabile farla?

Inutile dire che se io avessi visto una foto come quella citata da Gandalf non mi sarebbe certo venuta in mente come prima cosa il disordine delle ciabatte Laughing ma una serie infinita di altre considerazioni "umane", che possono partire dal fatto che per ogni ciabatta esiste un piede, che per ogni paio di piedi v'è un uomo, che ove non vi siano ciabatte non è detto che esistano persone mentre dove ce ne sono ce ne devono essere per forza...
Insomma, mi sarebbe venuta in mente la mia solita relazione (più che equazione) uomo-prodotto dell'uomo, e sarei arrivato all'anima partendo dal manufatto...
E' anche vero, però che io non ho visto quella foto, percui mi baso su supposizioni difficilmente dimostrabili.

Esercizio: essendo ad Auschwitz conservate migliaia di reperti personali delle vittime del campo ammassate in enormi teche, qual è l'equazione che viene in mente a ciascuno?

Io ho la mia idea, ma ne parlerò solo in seguito.

Grazie a chi vorrà esprimersi.

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Io non ballo la musica degli altri.
Emiliano Scalia

Utente Assiduo
Inviato:
Lun Mag 26, 2008 10:31 pm

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'azz Nelson, dalla fotografia si passa alla filosofia. Non mi stupisco che non ci siano risposte, in effetti l'argomento è ostico.
Mi espirmo un secondo sull'esempio di Gandalf. Mi pare ovvio che, se così è andata e non ho motivi per dubitarne, i mods di quel forum sono dei colossali ignoranti: è infatti abbastanza noto il fatto che i fedeli che entrano in una moschea sono tenuti a togliersi le scarpe, le ciabatte e qualsiasi altra cosa portino ai piedi. Da qui, probabilmente, la montagna di calzature e il titolo. Non ci vedo niente di offensivo, anzi casomai è molto descrittivo.

Anche se il titolo di una foto è "visivamente" azzeccato può comunque non esserci relazione alcuna tra esso e la foto stessa. Cerco di spiegarmi. Spesso, come tu dici, il titolo può essere funzionale alla foto. Ma spesso il titolo non ti verrà fuori. E la pubblichi così o le dai un titolo a pene di segugio. Come in molte opere astratte l'autore vede cose che noi non possiamo vedere, perchè il nostro cervello, la nostra fantasia e il nostro retroterra culturale e personale parlano un'altra lingua, così è difficile per il soggetto (colui che soggettivamente guarda la foto e cerca di captarne il messaggio) capire e condividere il perchè del titolo di una fotografia. una fotografia secondo me non ha niente di riflessivo, non è un "se", non ha un'anima che puoi catturare. E' interpretabile e senza l'intepretazione non esiste. E così il titolo diventa inutile.

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"Le donne non mi piacciono. Ma se fossi una donna vorrei essere Diane Arbus" E.S.
photoflavio

Moderatore
Inviato:
Lun Mag 26, 2008 10:36 pm

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Francesco,

l'argomento che hai sollevato in questa discussione è forse tra i più dibattuti nei forum fotografici, nostrani e stranieri. Sono stati spesi fiumi di pagine sull'argomento ed è interessante poterne parlare qui.
Un'analoga discussione fatta due o tre anni fa rimane tutt'ora la migliore a cui io abbia mai partecipato e ne conservo la stampa (una sessantina di pagine) con evidenziati i passaggi salienti e con un sacco di note a matita ai bordi.

Il rapporto tra la fotografia ed il titolo (o la didascalia che dir si voglia).

Secondo alcuni, i puristi oserei dire, l'immagine dovrebbe parlare da sola e dunque l'aggiunta di una didascalia è del tutto inutile, se non fuorviante.
Per me invece costituisce un validissimo ausilio, costituisce una traccia che l'autore ha voluto lasciare per fornire una chiave di lettura, o almeno per instradare l'osservatore verso un certo tipo di lettura.

Ci sono foto che non sono autoesplicative e che, senza un minimo di traccia, potrebbero portare a considerazioni diverse. La didascalia potrebbe anche essere solamente il luogo e la data, giusto per dare una collocazione. "Milano 1938" o "Mosca 1943" forniscono informazioni preziose per collocare spazio temporalmente un'immagine che, diversamente, potrebbe essere stata scattata a Stoccolma nel 1960 (ovviamente, le indicazioni diventano preziose quando il contenuto della foto non è così esplicito da permettere una chiara identificazione del luogo e del soggetto.

Un esempio:



John Moore, USA, Getty Images.
A bomb explodes next to former Pakistan prime minister Benazir Bhutto's vehicle during an attack on her motor convoy, after an election rally in Rawalpindi, on December 27. Bhutto was killed in the attack, and at least 20 other people died in the bomb blast. Supporters claimed that government security provisions for the opposition leader, who had recently returned to Pakistan from exile, had been inadequate.


Questo scatto potrebbe essere stato scattato in qualunque luogo del mondo ove ci siano guerra o disordini. Senza una minima spiegazione, un titolo, una descrizione, rischia di essere una delle tante foto che si vedono aprendo il giornale, sicuramente d'impatto, ma che da sola non fa il suo mestiere fino in fondo.

Ci sono poi casi ancora più estremi dove la sola immagine, per quanto forte, non può dire tutto da sola. Non trovo al momento un esempio appropriato, ma spero di aver reso sufficientemente l'idea.

Mi viene adesso un'altro esempio. Tempo fa ho sottoposto a molti colleghi ed amici (e poi inserita in alcuni forum fotografici) una mia foto. Non mi interessava un giudizio sullo scatto, ma volevo sapere cosa suscitava nell'osservatore... con un però. Non mi interessava un parere a caso, ma volevo fornire una traccia agli osservatori. Postata senza un titolo avrebbe potuto essere interpretata in mille modi, ma a me ne interessavano solo alcuni, ed ho aggiunto un titolo per dare una traccia.



La foto fu intitolata "la promessa" e, nonostante la traccia, suscitò le sensazioni più incredibili e svariate.
Non mi interessava il messaggio della foto in se, ma volevo verificare se funzionava il messaggio "foto + testo", a quale promessa si riferiva il mio scatto.

L'argomento è vastissimo e si potrebbe parlarne per ore. Parlandone sarebbe certamente più facile, ma spero che qualche anima pia voglia contribuire a questo splendido argomento che hai voluto sottoporre alla nostra attenzione.

Ciao,
Flavio

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Emiliano Scalia

Utente Assiduo
Inviato:
Lun Mag 26, 2008 10:52 pm

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Quando ho frequentato il mio primo corso di fotografia, un pomeriggio l'insegnante accese il proiettore e ci fece vedere questa foto:



La domanda fu la seguente. dove collochereste voi questo scatto nello spazio e nel tempo? Chi disse Sicilia, chi Calabria, chi Campania, chi gli Usa durante la depressione. invece la foto fu scattata negli anni '50 in Romagna. Eppure Paul Strand è uno dei fotografi più didascalici e descrittivi che io conosca.

Poi ci fece vedere uno scatto di klein (è famoso, una adulto che punta la pistola sulla testa di un ragazzino). Era chiarissimo in che contesto, in che anni e forse addirittura in che città fu scattata la foto. Eppure Klein, per sua stessa ammissione, è stato influenzato fortissimamente dal Bahuaus e da Mondrian: gente non proprio comprensibile a tutti e a primo acchito.

Tutto ciò per dire che spesso l'autore più descrittivo ha bisogno di inquadrare precisamente le sue foto, e quindi titolarle per bene, mentre il più visionario, altrettanto spesso, no ne ha bisogno perchè la sua follia rende riconscibili le sue immagini.

_________________


"Le donne non mi piacciono. Ma se fossi una donna vorrei essere Diane Arbus" E.S.
Krafen73

Utente Assiduo
Inviato:
Mar Mag 27, 2008 12:07 am

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Caro Flavio, quella foto la conosco e l'avevo anche commentata (forse su Nital) prima ancora di fare la tua conoscenza qui su Del Mutolo. Mi ricordo il gioco e ricordo anche che, con mio stupore, le conclusioni tratte dai vari lettori erano distanti dalle mie. Ero probabilmente agli albori della mia formazione fotografica e non immagginavo ancora quanto un'immagine potesse dare adito a diverse interpretazioni.
Ora, dopo aver proposto e commentato molte foto, so quanto la mia visione di un mio lavoro possa discostarsi da quella degli altri.
Nel mio genere il titolo è, secondo me, fondamentale.
Ma solitamente mi limito a quello, do semplicemente lo start dal quale un osservatore può cominciare ad orientarsi e trarre le sue conclusioni.
Raramente la totalità del messaggio arriva al destinatario nella sua completezza. Mi diverte poi alle volte spiegare lo scatto (non lo trovo, come alcuni, riduttivo). Molte volte mi viene data una risposta del tipo: "E' vero, non ci avevo pensato".
Quello che considero sbagliato è spiegare lo scatto prima che venga commentato e quindi, si spera, "studiato". In questo modo si toglie all'osservatore il piacere di vedere quello che lui vuole, di fantasticare, di godere dell'immagine.

_________________
Non mi considero un fotografo perchè i veri fotografi non mi considerano tale.
delirio00

Utente Assiduo
Inviato:
Mer Mag 28, 2008 10:53 am

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Il rapporto tra titolo e immagine... ammazza quanto è diventato serio sto forum!!!! Laughing
Lascio brevemente (si fa per dire) la mia posizione.
Al momento non sono un Purista per scelta critica (prima non lo ero per invidia Embarassed ) sostanzialmente per 2 motivi:
1-Secondo me l'immagine non parla da sola, ma parla attraverso gli occhi ( in realtà vorrei dire "il corpo") di chi l'ha prodotta e/o la osserva, il suo significato è in relazione a un contesto e un individuo; questo per dire che una stessa immagine può assumere diverso valore a seconda delle epoche storiche, delle nostre esperienze individualculturali ecc...(questo per dire che il messaggio non può essere univoco, sempre uguale a se stesso).
2-Nell'approcciarmi ad una foto parto dal presupposto che l'immagine fotografica (o forse un'immagine in generale) è il campo dell' Eterno ritorno dell'uguale (definizione fichissima ma ovviamente non mia...ma di V. Flusser): il suo significato, dipende dai segni che man mano riusciamo a decifrare; può trattarsi di un particolare contenuto nella foto stessa che "ci era sfuggito" o da informazioni reperite altrove, tipo titolo o didascalia ecc...o da elementi dell'immagine che, per i motivi più disparati, assumono per "noi" nuovo senso. (un pò quello che succede guardando "L'esercito delle 12 scimmie" o, per altri versi "Angel Heart" per la seconda volta).
Morale della favola???
Concordo con Traianus quando dice che una fotografia "è interpretabile" (cosa non lo è a questo mondo o, meglio...per un uomo/donna) ma invece di considerare il titolo inutile lo vedo come un primo passo per un'interpretazione condivisa/condivisibile (una sorta di Atto di autorità sulla gestione del significato inteso come emergente dal contesto relazionale). Ovvio che poi tutto ciò possa non essere accettato, non valutato, frainteso, ripudiato ecc ecc ecc ecc ecc.
Lascio con una domanda... in che modo è chiarissimo il contesto, gli anni e forse addirittura la città in cui fu scattata la foto di Klein? (che penso sia questa http://www.masters-of-photography.com/images/full/klein/klein_gun2.jpg ...)
In che modo posso stabilire che è scattata in un determinato periodo storico piuttosto che in un altro? non potrebbe essere la fotografia di scena di un film ambientato in quegli anni? di quante altre immagini mi devo servire? di quanti altri discorsi che ho sentito posso usufruire?
Questo tipo di domande (a mio avviso) sembrano scricchiolare se potessi essere difronte all'originale (es. il negativo o la prima stampa), forse in qualche modo potrei risalire ai segni incorporati nella stampa, ma ...se trovo quella stessa foto in un'anonima pagina web?
Spero di essere stato chiaro.
Saluti.
ps: l'esempio della foto del world press photo è istruttivo anche per le tendenze che il concorso ha intrapreso quest'anno... in riferimento al QUALSIASI EVENTO...cmq...con calma e dopo essermi riguardato la mostra, aprirò una discussione in merito...sempre che qualcuno non lo faccia prima.
PPS: per Nelson: Anche se concordo in generale sulla non necessarietà equazionale tra simboli e significati (moschea=ciabbatte in disordine= offesa (benchè generalmente il razionalismo occ. associa all'ordine qualità positive e al disordine irrazionalità e negatività (solo un'ipotesi sul perchè la foto possa essere stata ritenuta offensiva e sull'uso politico di significati non verbali) faccio cmq il tuo "esercizio":
reperti personali + teche = reliquario = santificazione = martirio.

_________________
che cosa vuol dire seguire correttamente una regola?
Omar Biagi

Utente Assiduo
Inviato:
Mer Mag 28, 2008 11:13 am

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oggi mi sento sintetico e credo sia il caso di approfittarne per eprimere la mia opinione senza ammorbarvi..

dopo anni di scervellamento sul tema, sono arrivato alla conclusione che l'unica cosa che importa, nell'arte, è il risultato.
se il titolo è funzionale al raggiungimento del risultato ci deve essere, se non è necessario, oltre che superfluo lo trovo fuorviante e svilente per l'oper stessa.

_________________
Canon EOS 350D - Canon EFS 17-55 f/2.8 - Sigma 10-20 f/ 4-5.6 - Sigma 10mm fisheye f/2.8 - Sigma 70-300 DG APO MACRO f/4-5.6

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