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Forum ~ Mostre Fotografiche ~ Rivoli (TO) - I fantastici 8 della fotografia italiana

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Dario

Utente Assiduo
Inviato:
Ven Giu 20, 2008 11:23 am

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A Rivoli, una mostra sui grandi reporter nostrani. Oltre 120 immagini illustrano il lavoro di maestri di diverse generazioni, da Gianni Berengo Gardin a Francesco Jodice passando per Ugo Mulas: il frutto delle nuove acquisizioni della Gam di Torino.

- "Per una collezione di fotografia", dal 10 giugno al 31 agosto
- Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea
- Piazza Mafalda di Savoia, Rivoli (Torino).

Orari: martedì-giovedì 10-17, venerdì-domenica 10-21.
Ingresso: 6,50 euro intero, 4,50 euro ridotto.

Informazioni: tel. 0119565220.



RIVOLI (Torino) - Emilio Vedova, maestro dell'informale gestuale italiano, con le braccia aperte imbrattate di colore, la camicia che sembra un tableux vivant, la faccia chiazzata di vernici e sguardo assorto, sullo sfondo di una sua opera monumentale. Alberto Burri, grande protagonista dell'informale materico, che dà fuoco alle sue plastiche in una sequenza mozzafiato da stuntman. Marcel Duchamp, guru del dadaismo, a passeggio in una ventosa New York sullo sfondo di Washington Square. Alfred Hitchock, il genio hollywoodiano del brivido, che sbadiglia a fauci spalancate sprofondato su una poltrona. Uno scheletro d'uomo con i pattini ai piedi, insieme al fido scheletro di cane al guinzaglio secondo la visione di Gino De Dominicis. Ma anche gente comune sul vaporetto di Venezia, immortalata in un gioco virtuoso di riflessi sui vetri e tagli prospettici, turisti che infestano le bianche spiagge di paradisi naturali, altalene senza bambini sul lungomare deserto di Ravenna. Sono solo alcune delle immagini popolate di illustri personaggi e di paesaggi umani, che sfilano nella mostra "Per una Collezione di Fotografia", ospitata negli spazi della Manica Lunga del Castello di Rivoli dal 10 giugno al 31 agosto, che raccoglie un'accurata selezione di 120 opere fotografiche tra le circa duecento recentemente acquisite dalla Galleria d'arte moderna di Torino attraverso il Progetto Arte Moderna e Contemporanea, con l'obiettivo di costruire un patrimonio permanente che documenti la storia della fotografia dal secondo dopoguerra attraverso le personalità più significative.

Un'operazione di rilievo che vanta ora piccoli grandi capolavori in bianco e nero e a colori di otto nomi di spicco nel panorama dei talenti dell'obiettivo, come Claudio Abate, Aurelio Amendola, Gianni Berengo Gardin, Sandro Becchetti, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Francesco Jodice e Ugo Mulas. Fotografi di generazioni diverse, che inseguono tematiche opposte, che sfoggiano stili e temperamenti apparentemente inconciliabili, l'eleganza nostalgica del bianco e nero col virtuosismo patinato del colore, il dettaglio immobile di oggetti inanimati e la coralità di scenari umani, il garbo e il kitsch, lo sfumato gioco delle penombre, la messa a fuoco in technicolor, gli effetti color seppia e i processi di digitalizzazione, ma che nell'insieme trovano una loro conturbante armonia, come racconta la galleria espositiva. In scena, piccole grandi storie di un mondo contemporaneo, fatto di personaggi oggi scomparsi, di ambienti persi nella memoria storica, di solitarie esistenze, di attualità controversa. Un'Italia di metà Novecento, raccontata da chi ha scritto e sta scrivendo la storia della fotografia italiana.

Come Claudio Abate, romano classe '43, portentoso "occhio" indiscreto e feroce del fermento artistico dalla metà degli anni Sessanta fino a tutta l'avanguardia del decennio successivo. Tra gallerie, atelier, appartamenti e piazze en plein air, nessun artista, performance, installazione, delirio creativo del secondo dopoguerra è sfuggito alla sua macchina fotografica, come la celebre fotografia dei cavalli che Jannis Kounellis portò nella galleria dell'Attico per la sua memorabile mostra, oltre ai ritratti "sui generis" dei protagonisti dell'arte contemporanea, dal già citato Gino De Dominicis a Mario Merz, da Pino Pascali a Roy Lichtenstein.

Il pistoiese Aurelio Amendola, dal doppio innamoramento. Fotografo del Rinascimentale, col cuore alla scultura dei grandi del Quattrocento e Cinquecento, Amendola è l'assiduo testimone delle grandiosità plastiche di Michelangelo e Donatello, illustratore devoto ai monumenti del passato di una Italia grandiosa e unica. Ma anche illustrando i grandi protagonisti dell'arte contemporanea, i vari Michelangelo e Dontaello del ventesimo secolo, il Rinascimento postmoderno, come dimostrano i ritratti di de Chirico, la serie di San Galgano, la serie di combustioni di Burri.

Sandro Becchetti, altro romano del '35, è il fulminante ed eccentrico reporter della realtà sociale politica e culturale dell'Italia, indugiando con gusto goliardico e disincantato sui personaggi del jet set come l'attrice Ingrid Thulin, il regista Alfred Hitchock, l'artista Vincenzo Agnetti. E poi c'è la poesia sobria e senza retorica sentimentale di Gianni Berengo Gardin, classe '30, reporter per antonomasia di indagine sociologica e antropologica, pioniere di una nuova frontiera della fotografia di veduta e paesaggio umano, colui che ha saputo indagare nel cuore introverso della provincia italiana così come della grande città, rivelando riti collettivi, umori e tensioni, semplicità e umiltà. Il più giovane, napoletano, Francesco Jodice diventato famoso per l'euforia sarcastica e lo sguardo caustico venato di satira, con cui racconta le metropoli e i luoghi turistici postmoderni, immortalati con una patinata iperdefinizione digitale, che sconfina nell'eccentrico iperrealismo.

Mario Giacomelli, il poeta di Senigallia, considerato il padre della moderna fotografia italiana, per quell'attenzione all'esistenza umana indagata con assolita libertà compositiva, svincolata dall'impostazione classica, come dimostrano le immagini tratte dalle serie La buona terra, 1964-66, Il teatro della neve, 1985-86, e alcune opere inedite. Luigi Ghirri è il metafisico della fotografia italiana, attento fin dagli anni Settanta a raccontare scenari concettuali, a cogliere dettagli naturali spesso deserti e a darne un'interpretazione di spazi assoluti, finestre su una dimensione da scoprire e rivelare. E Ugo Mulas, maestro dei maestri, l'intellettuale in bianco e nero, reporter gustoso e irriverente delle atmosfere milanesi del Bar Giamaica a Brera, cenacolo di arte e letteratura negli anni '60 e '70, per poi sbarcare a New York ad indagare il fermento dell'Action Painting e della Pop Art. Il fotografo italiano che meglio ha interpretato il clima culturale e artistico del tempo.

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La penombra del dubbio ci impedisce luminose certezze. Ma almeno ci preserva dal ridicolo.

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